Ogni mattina mi sveglio nei panni di un imbecille.. e cerco per tutto il giorno di uscirne.

Charles-Edouard Jeanneret è certamente la figura di maggior spicco nel complesso panorama dell’architettura del XX secolo, considerato uno dei principali precursori della moderna architettura e fonte di ispirazione per le generazioni successive, è anche famoso per aver utilizzato assieme calcestruzzo armato ed acciaio. Nasce il 6 ottobre 1887 a La-Chaux-de-Fonds, in Svizzera, da una coppia di orologiai e a tredici anni si iscrive alla scuola d’arte dove impara i fondamenti di quella che diventerà la sua carriera e la sua passione. Esordisce come architetto nel 1905, a soli diciassette anni, costruendo in collaborazione con l’architetto René Chapallaz una villa. Alla conclusione degli studi, Le Corbusier parte per un viaggio in Europa che lo segna profondamente, mettendolo in contatto con l'architettura italiana, austriaca e ungherese, arrivando poi in Francia dove si trasferisce. Qui incontra il pittore Amédée Ozenfant, con cui stringe un sodalizio umano, artistico e intellettuale. I due fondano una rivista, Avant Garde - L’Esprit Nouveau, che affronta le nuove tendenze dell’arte e dell’architettura europea ed è proprio per questa rivista che Charles-Edouard inizia ad utilizzare lo pseudonimo “Le Corbusier”, ispirato dal cognome del nonno materno Lecorbésier, storpiato per ricordare anche quello del suo maestro, l’architetto svizzero Charles L’Eplattenier. In molti presero a chiamarlo semplicemente Le Corbu: il suono ricorda la parola francese corbeau, cioè corvo, e per questo firmava le sue lettere abbozzando la testa di un corvo.

Inizialmente lavora nello studio di Auguste Perret (fino al 1922), poi con Pierre Jeanneret apre il suo studio di architettura a Parigi, situato in Rue de Sèvres al 35. A questo periodo risalgo seminali progetti, irrealizzati: la Città per tre milioni di abitanti, presentata al Salon d’Automne nel 1922, i disegni per le Immeubles-villas, gli studi sulla maison Citrohan, immaginata come prototipo d’abitazione da riprodurre in serie (esattamente come l’automobile a cui è ispirato il nome del progetto), grazie all’impiego di uno scheletro in cemento armato. Parallelamente, però, ci sono anche progetti portati a termine che ancora oggi fanno la storia dell'architettura moderna: ne sono esempio le ville La Roche-Jeanneret (1923-1924) e il padiglione dell’Esprit Nouveau (1925). Nel 1923, inoltre, Le Corbusier pubblicò “Verso una architettura, in cui espone le sue rivoluzionarie idee sull’architettura moderna, considerate tuttora fondamentali. Il testo tratta in particolare cinque grandi principi, possibili attraverso l’introduzione del cemento armato:

  • i pilotis, cioè i pilastri che sorreggono un edificio e lo isolano dal terreno
  • il toit terrasse, cioè il tetto a terrazza, con giardino e piscina
  • il plan libre, cioè la pianta dell’edificio libera
  • la façade libre, cioè la facciata libera, senza schemi prestabiliti
  • la fenêtre en longueur (o finestra a nastro), che taglia la facciata della casa in lunghezza, rendendo l’interno luminosissimo

Tutti questi elementi sono presenti nella Ville Savoye a Poissy, non lontano da Parigi, costruita tra il 1928 e il 1931, e probabilmente l’edificio più famoso del Movimento Moderno. Si tratta della residenza di campagna del ricco finanziere Pierre Savoye, desideroso di avere la propria casa fuori città, immersa nel verde, dove trascorrere con la famiglia le ore di libertà. La casa si posa sul prato, vicino al bosco, con leggerezza, delicatezza e rispetto. I pilotis sollevano da terra il corpo centrale, lo elevano sulla linea dell’orizzonte. Le quattro facciate bianche sono attraversate dalla fascia continua di vetro e il tetto è a solarium.

Negli anni successivi continua il suo lavoro a Parigi occupandosi della progettazione e della realizzazione di varie strutture, tra cui l'Immeuble Clarté (1930) che abbiamo visto nell'ArchiTravel a Ginevra e il Padiglione svizzero nella città universitaria di Parigi (1930), oggi usato come casa dello studente per circa 50 inquilini. Nel 1940 è costretto a chiudere il proprio studio a causa dello scoppio della guerra e questo evento segna in modo particolare l'architetto e la sua poetica. Alla fine della guerra, infatti, Le Corbusier è sempre più attratto dalle potenzialità espressive del cosiddetto beton brut, ovvero lasciare il cemento a vista, elemento che verrà poi ripreso dai membri della corrente del Brutalismo, nata in Inghilterra sul finire degli anni Cinquanta.

Basandosi su queste nuove ispirazioni, nel 1952 viene inaugurata la prima Unité d’Habitation, a Marsiglia, conosciuta anche come la Cité Radieuse (1945-1952), ossia un complesso di appartamenti di 17 piani che può ospitare fino a 1.600 persone, in 337 appartamenti di 23 tipologie differenti: dal monolocale all’appartamento per dieci persone. Era una sorta di quartiere strutturato in verticale, con all’interno strade e negozi dove fare acquisti, un interfono che permetteva agli abitanti di parlare tra loro, e giardino, piscina e parco giochi sul tetto.

Negli stessi anni vediamo anche la realizzazione di Chandigarh, la nuova capitale del Punjab che gli viene commissionata nel 1951 e che gli permette di mettere a punto la sua utopia urbanistica della “Ville Radieuse”. Le Corbuiser organizza la planimetria della città secondo lo schema del corpo umano: nella testa gli edifici governativi, nelle viscere l’apparato produttivo, lungo le membra le abitazioni. Il monumento che segna l’accesso alla città è una grande mano aperta, La Main Ouverte, pronta a salutare, ad accogliere, a donare. Purtroppo questo progetto viene spesso criticato perchè non si lega alla tradizione e alla cultura del popolo che la abita, rimane un posto straniante, detto anche un non-luogo.

Importante è anche il suo progetto per un edificio sacro, ovvero la cappella Notre-Dame du Haut (1950-1955) a Ronchamp, in Francia. La chiesa si staglia sulla collina come una scultura in cui volumi concavi e convessi modulano la luce, la assorbono e la riflettono. La pianta, a navata unica, non conserva nulla delle forme consuete dell’edificio basilicale, assomiglia piuttosto ad una roccia scavata, in cui uomo e natura concorrono a determinare lo spazio. La gigantesca copertura dà l’idea di una forma in movimento come un’onda potente e in espansione verso l’esterno, crea ampie zone d’ombra che permettono di dilatare all’esterno lo spazio liturgico. Del tutto anomale le aperture che danno luce all’interno: si tratta di piccole finestre, quasi feritoie, che permettono alla luce di operare all'interno in modo suggestivo, con raggi di diverse dimensioni e direzioni.

Significativo, infine, è il suo apporto al mondo del design. L'architetto svizzero voleva creare un nuovo modo di vivere gli spazi quotidiani sia attraverso progetti architettonici innovativi, sia attraverso gli arredi che li completavano. Per questa ragione disegna mobili, tavoli, sedie e poltrone alla fine degli anni ’20, in collaborazione con Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, oggetti che hanno fatto la storia del design europeo. Conosciuti col nome di Equipement Intérieur De L'Habitation, ed esibiti al Salon d'Automne di Parigi, gli articoli di arredo vennero prodotti in piccolo numero. I design includevano la sedia di fama mondiale Chaise Longue LC4, e la poltrona LC2. Oggi li vediamo ancora in film, serie tv e abitazioni di lusso, ma anche in uffici e spazi pubblici, si integrano perfettamente nell'habitat quotidiano, e ciò è dovuto principalmente alla convinzione di Le Corbusier di esprimere il nuovo valore proposto dal binomio forma- funzione: l'oggetto, spogliato dell'ornamento, recupera la sua irriducibile intima bellezza, esprimendo la propria natura nell'armonia della nuova forma, semplice ed essenziale.

Morì prematuramente nel 1965 a Roquebrune Cap Martin, in Costa Azzurra, dove si trovava in vacanza ospite da amici, probabilmente per un infarto. Le Corbusier è stato materia di studio indispensabile all'università proprio per la sua importanza nella storia del movimento moderno ed è ogni giorno ispirazione con i suoi progetti di design senza tempo.

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