Quattordicesimo capitolo di una guida per architetti e designers che non vogliono perdere l'occasione di visitare le migliori architetture nel mondo.

Un itinerario cominciato nell'ultimo articolo che puoi trovare qui e che oggi concluderemo ammirandone le ultime splendide tappe. Finora come ti è sembrato? La mano del Caccia è riconoscibile negli elementi architettonici che ritroviamo spesso, ma anche nei colori e nei materiali. Pront* a identificarli?

Eravamo rimasti in Piazza San Babila ed è proprio da qui che ripartiamo, ci spostiamo infatti di poco seguendo a piedi Corso Europa, fino ai civici 10-12, 11-13 e 18-20 dove troviamo un enorme complesso dedicato al commercio e ad uffici. Sono due palazzi differenti, intervallati dello storico Palazzo Litta Modigliani a cui il Caccia si lega tramite un corpo più basso che ne riprende la linea di gronda. Le facciate su Corso Europa si sviluppano a partire dalla scansione ritmica di serramenti a tutta altezza, che formano un'unica superficie orizzontale continua entro cui si collocano solo esili pilastri. Il primo edificio è servito al piano terra da una galleria interna, la Galleria Strasburgo, su cui si affacciano le bussole di ingresso agli uffici sovrastanti e vetrine di raffinato vetro curvato, ritrovando a terra anche i mosaici in marmo già utilizzati dall'architetto. Altro elemento importante è l'enorme lucernario a soffitto, la cui luce viene riflessa sulle pareti in stucco veneziano.

Proseguiamo ancora lungo il corso e raggiungiamo Piazza Velasca, 7 dove Luigi Caccia Dominioni è intervenuto in un progetto di notevole complessità urbanistica, commissionato dalla società Cartiere Ambrogio Binda. Si tratta di tre parti principali, autonome, ma collegate da percorsi interni. La parte più a sud riguarda la ridefinizione degli spazi interni di Palazzo Mellerio, notevole esempio di residenza nobiliare Settecentesca, al quale viene aggiunto un nuovo corpo scala ellittico affiancato da un ascensore circolare. Gli uffici destinati alla società committente occupano la parte su piazza Velasca e, infine, il volume tra piazza Velasca e via Pantano ospita il Vip's Residence. In questo progetto ritroviamo degli elementi architettonici già visti (hai notato i parapetti in metallo?), ma anche alcune innovazioni, specialmente sugli impianti, come il sistema di condotti per il condizionamento che, portato in facciata, caratterizza con fasce orizzontali il prospetto principale. Comunque, siamo già stati qui con un altro ArchiTravel ed eravamo qui proprio per la Torre che dà il nome alla piazza, ricordi lo studio BBPR?

Non abbandoniamo il centro e camminiamo fino al civico 22 di Corso Italia per un altro complesso residenziale e commerciale del Caccia. Hai notato il colore rossastro delle pareti? E che ci dici delle finestre con il parapetto in metallo? Non vogliamo diventare noiosi, ormai dovresti riconoscere lo stile dell'architetto da distanza! In questo caso Caccia Dominioni opta per una ridotta volumetria lungo corso Italia, in cui un blocco a ponte di tre piani fuori terra viene chiuso sui lati da due torri di altezza contenuta a soli sei livelli. Tutto il progetto, in questo caso, vuole garantire una vista sulla Basilica di Sant'Eufemia, articolandosi in diversi blocchi e altezze. Il portico al piano terra è l'accesso principale che porta anche ad un giardino interno, la pavimentazione è arricchita dalla ormai nota pavimentazione in tessere di marmo. Arretrato oltre il cortile interno, troviamo poi l'edificio più alto, con una torre pentagonale di dieci livelli addossata al confine, costituito dal fronte cieco di un edificio preesistente. A questa si contrappone un corpo, principalmente destinato alla residenza, che ha un andamento irregolare e che nuovamente si svolge su sei piani, lentamente degradanti al suolo nel fronte verso la corte.

A neanche un chilometro di distanza, troviamo il Convento e Istituto della Beata Vergine Addolorata (1946 – 1955), in via Calatafimi 10, un altro interessante progetto di Caccia Dominioni. Destinato a residenza di un istituto religioso femminile, è costituito da un volume in linea di cinque piani con tre appendici posteriori per le scale ed i servizi. L’architettura presenta un disegno in pianta molto regolare, ma l’aspetto dell’edificio ed il suo assetto complessivo sono fortemente condizionati dalla vicina Basilica di Sant’Eustorgio: la facciata rivolta verso via Santa Croce presenta un’articolazione volumetrica maggiore dovuta ai vani scale ed ai servizi rivestititi alternativamente con elementi esagonali di gres pieni che si combinano, seguendo un disegno a maglie rettangolari, con elementi identici ma cavi, dando luogo a superfici alternativamente grigliate e riparando nel contempo le zone più private dell’edificio. Abbiamo già visto questo sistema altre volte e ne abbiamo già apprezzato il potere estetico in facciata. I prospetti del corpo maggiore sono invece contraddistinti da fasce continue di serramenti e dal loggiato che, seppur interrotto dai volumi di servizio, riprende quello presente sul fronte principale.

Per la terza volta, ora, raggiungiamo un edificio del Caccia legato ad una chiesa, ma questo ha qualcosa di speciale: in Piazza Sant'Ambrogio, 16 troviamo Casa Caccia Dominioni, dimora storica della famiglia Caccia che fu duramente colpita dai bombardamenti dell'agosto 1943 e che l'architetto ricostruì nel 1948, diventando una delle sue prime opere del dopoguerra ed è considerata anche una delle più significative per la creazione del suo linguaggio architettonico.
Il palazzo ha pianta rettangolare ed affaccia con cinque piani sulla piazza, in linea con gli edifici contigui, e alla via San Vittore con un risvolto piuttosto contenuto. Il prospetto principale è caratterizzato dal deciso sporto di gronda e da due loggiati, sorretti da esili colonne, al primo e al quarto piano, che generano forti contrasti di luce e ombra dati dal colore dei rivestimenti, ma anche dalle finestre non allineate con gli altri piani. Le porte finestre che si aprono ai piani intermedi hanno parapetti di ferro ornati da monogrammi fusi in alluminio, una delle poche concessioni decorativa che abbiamo visto finora. Il prospetto minore che accompagna l'edificio verso via San Vittore è definito da un rigido rivestimento di beole in lastre posate in orizzontale, nel quale si aprono due file di finestre a taglio decisamente verticale.

Ci avviamo verso la conclusione del nostro tour, con due tappe leggermente fuori dal centro storico di Milano, prendendo il tram fino a Via Savona 127-129, qui potremo vedere lo stabilimento e gli uffici della Loro-Parisini. Da un esistente edificio industriale, il Caccia ha ristrutturato con un sopralzo interamente vetrato, chiuso da curtain wall con orditura verticale e a sbalzo rispetto la struttura sottostante, proiettando il volume verso via Brunelleschi e posizionando proprio lì, sul vuoto, una sala riunioni. Il basamento esistente è quasi completamente cieco, in totale opposizione al piano sopra, e l'architetto ha evidenziato questo contrasto con un mosaico di tessere ceramiche esagonali. Una firma, questa, che è garanzia di una facciata d'alto livello architettonico!

Ultima tappa è forse la più conosciuta: condominio in Piazza Carbonari, 2, vicino alla stazione Centrale di Milano. Abbiamo un altro edificio di nove piani, ma questa volta con un volume irregolare a causa del Piano Regolatore Generale che imponeva altezze massime differenti con gli affacci su strada e quindi Caccia Dominioni ha dovuto adattarsi. Ritroviamo moltissimi elementi ormai rivisti dello stile dell'architetto, come la composizione a mosaico delle finestre a filo facciata di varie dimensioni che seguono gli interni e non la simmetria esterna, ma anche il rivestimento clinker e alcuni bow-windows leggermente aggettanti che interrompono la complanarità dei diversi fronti.

Il linguaggio di Luigi Caccia Dominioni è sempre stato chiaro e lo dimostra la riconoscibilità della sua mano nei vari progetti visti. Non ha lavorato solo su Milano, ha eseguito anche molti progetti in Svizzera e in Monza-Brianza, magari, un giorno, vedremo il resto della sua storia!

Siamo già a quattordici capitoli di questa rubrica dedicata ai viaggi di architettura! Ti sei perso/a i precedenti? Li trovi tutti qui: Lussemburgo, Bruxelles, Torino, Le cantine del Piemonte, Ginevra, Vico Magistretti a Milano, Firenze, Toscana, Gio Ponti a Milano, Vicenza, Como, Studio BBPR a Milano e Barcellona.

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