Quattordicesimo capitolo di una guida per architetti e designers che non vogliono perdere l'occasione di visitare le migliori architetture nel mondo.

Nato il 7 dicembre 1913 a Milano e morto nella stessa città ben 103 anni dopo (2016), Luigi Caccia Dominioni ha fatto senza dubbio la storia dell'architettura milanese della ricostruzione dopoguerra. Elogiato più e più volte da moltissimi altri architetti, tra i quali anche Gae Aulenti, il Caccia, così chiamato, ha avuto una carriera lunghissima, piena di edifici razionali e ancora oggi ammirati, ed è ricordato da tutti come l'architetto per eccellenza, quello a cui rivolgersi per edifici di alta qualità.

Nell’autunno del 1931 inizia gli studi in architettura al Politecnico di Milano, chiamato allora Regio Istituto Tecnico Superiore, laureandosi cinque anni dopo. Gli anni all’università gli hanno permesso di incontrare e conoscere diversi futuri famosi architetti e designer, tra cui i futuri colleghi Livio e Pier Giacomo Castiglioni, ma anche quelli che avrebbero fatto parte dello studio BBPR, facendo così creare sinergie e idee che ognuno di loro ha riportato nei futuri lavori.

Con Livio e Pier Giacomo Castiglioni aprì, subito dopo la laurea, uno studio professionale, attivando un sodalizio che, anche se fu sciolto dopo la guerra, fu ripreso per alcune collaborazioni professionali in seguito. Numerose sono anche i progetti condivisi con altri protagonisti dell’architettura milanese, specialmente dopo aver aperto il proprio studio nel 1946. Per esempio, come abbiamo già visto, con Vico Magistretti con il quale realizzerà il complesso residenziale San Felice a Milano (1967-75), un quartiere non lontano dall’aeroporto di Linate, composto da torri e da serpentoni continui di edifici più bassi, inframezzati da verde, secondo i modelli urbanistici di quegli anni, affascinati dall’idea di una Milano alternativa rispondente ai nuovi imperativi ecologici.

Andiamo, però, con ordine e vediamo ora quale itinerario seguiremo oggi per scoprire le migliori architetture del Caccia a Milano.

Partiamo in Via Andrea Massena, 18 dove troviamo uno dei nostri condomini anni '50 preferiti: nove piani di edificio con pianta rettangolare che svettano nei verdi prati della zona di City Life. Qui il Caccia utilizza un sistema di tessere esagonali in clinker che rivedremo spesso in altri edifici, andando a comporre in facciata un gioco di pieni e vuoti, in linea con le finestre, richiamando l'architettura rurale lombarda. Queste tessere esagonali in litoceramica color marrone contrastano bene con il legno chiaro naturale dei serramenti, donando un'eleganza autentica al palazzo. All'interno, Caccia Dominioni presta moltissima attenzione agli spazi comuni, lo dimostra il mosaico pavimentale in tessere di marmo nell'atrio principale. Se dovessi riuscire ad entrare, non perdertelo.

Passando attraverso il Giardino Valentino Bompiani, raggiungiamo a piedi Via Ippolito Nievo, 28/a per la seconda tappa del nostro tour architettonico. Qui abbiamo un secondo condominio, sempre dello stesso periodo del precedente (1955 – 1957), sempre di nove piani fuori terra e sempre con mosaico nell'atrio, ma questa volta è dedicato all'alta borghesia e tutti i piani sono composti in modo differente, cosa che si riflette sull'articolazione delle facciate prive di ripetizioni ritmiche delle aperture. Il rivestimento della facciata è in clinker con colore tendente al blu, spezzato dalle finestre in metallo a filo muro e da alcuni serramenti in aggetto per ospitare dei soggiorni di alcuni piani.

Ci muoviamo ora con la metro rossa M1 fino a Cairoli e poi scopriamo un edificio per abitazioni, uffici e negozi in Vicolo Santa Maria alla Porta, 1, proprio accanto alla chiesa seicentesca di Santa Maria alla Porta. L'edificio si compone di due fabbricati di cinque piani che sono affiancati, ma diversi nella scelta dei materiali e degli elementi architettonici: sembrerebbero proprio due palazzi differenti, se non fosse per il basamento dedicato ai negozi con una sequenza continua di pilastri e volte ribassate. Il primo corpo, quello più vicino alla chiesa, ha un intonaco rossastro, le persiane nascoste nello spessore diagonale del muro ed eleganti parapetti in ferro, mentre il secondo segue un linguaggio più moderno con lastre di vetro opalino a filo facciata e persiane scorrevoli su un rivestimento chiaro, in trachite, richiamando il razionalismo e lo stile già adottato dal Caccia per l'edificio visto nella tappa precedente.

La nostra terza tappa ci porta in una rinomata via dello shopping milanese, precisamente in Via della Spiga, 32 dove possiamo trovare un edificio per abitazioni che richiama molto gli elementi architettonici appena visti nel fabbricato più vicino alla chiesa: intonaco rossastro, parapetti in ferro incastonati nella muratura e persiane contenute nello spessore del muro inclinato verso la finestra. Hai riconosciuto tutti i dettagli? Il fronte dell'edificio, di tre piani fuori terra, è compatto e con le vetrine al piano terra, in continuità della cortina edilizia storica della via, gli accessi per i tre alloggi sono invece in una fenditura dal vicolo che nasconde una sequenza di tre scale esterne, totalmente autonome per ogni ingresso.

Spostandoci verso la zona Buenos Aires, non lontano da Porta Venezia, raggiungiamo Via Carlo Pisacane, 25 dove non è difficile ormai riconoscere il tocco dell'architetto: la torre di quattro piani fuori terra si eleva rispetto agli altri condomini in altezza, ma saldandosi ai lati con la cortina chiusa della facciata fronte strada. Qui la simmetria è studiata nel dettaglio, con la porzione centrale della muratura solcata da un'esile feritoia verticale che finisce in un raffinato gocciolatoio in rame che si fonde con l'architrave del portone di ingresso. Nei materiali di rivestimento ritroviamo le lastre di trachite per il basamento, ma questa volta, in abbinamento, la scelta del Caccia è ricaduta su piccole tessere di cotto lucido che rendono la superficie irregolare quando colpita dal sole. Il tetto della torre è unico grazie ad un alto gazebo su cui crescono piante rampicanti che fanno ombra ad uno splendido terrazzo.

Torniamo ora verso il centro di Milano e fermiamoci ad ammirare anche la splendida facciata di Corso Monforte, 9. Non c'è più bisogno di descriverne gli elementi e le scelte dell'architetto perché sono chiare e riconoscibili in tutta la loro eleganza. L'accesso ai piani superiori è reso unico dalla presenza di una scala cilindrica che sale come un vuoto fino all'attico. Già che sei qui, comunque, consigliamo una visita allo storico flagship store di Flos, al piano terra.

Questa tappa vale due, ci spostiamo infatti di pochissimi passi e raggiungiamo la famosissima Piazza San Babila, con la sua fontana progettata da Luigi Caccia Dominioni nel 1997, diventando punto di partenza per il lungo asse pedonale che si sviluppa lungo Corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Mercanti, via Dante e termina di fronte al Castello Sforzesco. Il progetto ha ristabilito la viabilità veicolare e pedonale eliminando i flussi secondari interferenti con la parte centrale della piazza, che è stata ampliata e chiusa al traffico. La fontana è studiata per il ricircolo dell'acqua in tutti i suoi 370 mq ed è composta da due elementi principali, un cippo per la parte monumentale e una vasca rettangolare collegata al locale tecnico di alloggiamento del pompaggio. Tutti i materiali utilizzati, dal porfido, al granito e al serizzo, confermano l’interpretazione data all’opera quale “museo vivente delle pietre di Lombardia e dei graniti delle chiese e dei palazzi di Milano”. Di solito questa piazza è snodo per il traffico, la fermata della metro e i pedoni che si spostano nelle vie del centro, ma, almeno questa volta, fermati un pochino e assapora la bellezza e la calma che questa piazza trasmette. E sedendoti qui, ricordi chi ha progettato e realizzato quei palazzi che si affacciano qui? Siamo già passati in questo punto per l'ArchiTravel di Gio Ponti.

Pensi che il tour sia finito così? Assolutamente no! Ci mancano altre 7 tappe, ma le vedremo nella seconda parte di questo lungo itinerario milanese. Stay tuned!

Siamo già a quattordici capitoli di questa rubrica dedicata ai viaggi di architettura! Ti sei perso/a i precedenti? Li trovi tutti qui: Lussemburgo, Bruxelles, Torino, Le cantine del Piemonte, Ginevra, Vico Magistretti a Milano, Firenze, Toscana, Gio Ponti a Milano, Vicenza, Como, Studio BBPR a Milano e Barcellona.

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