Matteo Thun

Matteo Thun

Le idee di Calvino su leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza mi ispirano ancora ogni giorno.

Mathäus Antonius Maria Graf von Thun und Hohenstein, conosciuto meglio come Matteo Thun, è nato a Bolzano il 17 giugno 1952 ed è figlio della Contessa Thun, la mente dietro ai famosissimi angeli in ceramica della cui azienda, la Thun spa, il fratello minore Peter ha assunto la direzione nel 1978.

Thun studia sotto la guida di Oskar Kokoschka e Emilio Vedova alla Salzburg International Summer Academy of Fine Arts e si laurea in Architettura all’Università degli Studi di Firenze nel 1975. Dopo un lungo soggiorno negli Stati Uniti, si trasferisce a Milano dove incontra Ettore Sottsass e fonda con lui il leggendario Gruppo Memphis. In questo periodo Thun si occupa principalmente di ceramiche, passione che lo porta l’anno successivo ad accettare la nomina alla cattedra di Design industriale e ceramica presso l’Universität für angewandte Kunst di Vienna in cui rimane fino al 2000, ma senza rinunciare alla sua attività a Milano, inaugura infatti nel 1984 il proprio studio e diventa art director per Swatch nei primi anni ’90.

La sua carriera di architetto inizia proprio nel 1990 quando progetta un sistema di case prefabbricate chiamate “O Sole Mio”, totalmente componibili a piacere, utilizzando principalmente legno e vetro e sfruttando al massimo la luce solare. Nel 1997 vince il premio internazionale di design del Baden-Württemberg con questo progetto, ma non è che solo uno dei primi riconoscimenti: il concept di quel sistema lo si può ritrovare nel suo progetto, questa volta realizzato, del Vigilius Mountain Resort di Merano (2003) dove, seguendo il profilo della montagna, costruisce un edificio che reinterpreta la tradizione locale e instaura un legame con l’ambiente circostante, ricevendo anche la prima certificazione ClimaHotel.

Un approccio, quello di Thun, che vede continuamente la creazione di una relazione tra interno ed esterno, tra architettura e natura, sia che ci si trovi sui monti del Trentino o che ci si affacci sul mare: impossibile non citare l’eccezionale lavoro di interior design che ha eseguito per una villa di lusso a Capri (2005), con esterni ricchi di colori che arrivano dai fiori e dai frutti, e interni bianchi, ma senza che risultino austeri. Una decina di anni dopo ritroviamo questa filosofia nello svizzero Chalet Engadina (2015), dove l’orientamento delle finestre, il legno e il vetro sono ancora una volta i protagonisti.

Impossibile riportare tutti i lavori dell’architetto negli ultimi vent’anni, ma ne vogliamo citare altri tre perché ci ispirano ogni giorno per la loro eleganza nella semplicità, con degli stili che noi amiamo particolarmente e con una forte tendenza alla sostenibilità. Thun inizia ad occuparsi di architettura diffusa, come camere in affitto o stanze di hotel, tra cui le Winery Guest Houses (2012) a Longuich in Germania per le quali vince due premi d’architettura tedeschi. Queste sono piccole casette affittabili che prendono ispirazione dai tradizionali rifugi nei vigneti, con pareti in sasso e al cui interno si trova solo una stanza da letto con il minimo indispensabile, ma con una splendida vista sui campi al di fuori.

Pochi anni dopo l’architetto si è trovato a reinterpretare i classici bungalow famigliari per il Camping Marina di Venezia (2016), lasciandosi ispirare per il masterplan architettonico dalla posizione dei pini marittimi esistenti e costruendo le piccole case intorno ad essi. Si tratta di 32 mini abitazioni con patio esterno e giardinetto privato, in stile contemporaneo, senza mai tralasciare il fattore sostenibilità, i tetti delle case sono infatti piani e ricoperti di verde.

Ultimo progetto di cui parliamo in questa tipologia, è il Beach Club in Costa Smeralda (2018), in Sardegna. Tutto il concept ruota attorno alla stagionalità dell’utilizzo di questi spazi, sono abitazioni raggiungibili solo in barca e seguendo un sentiero nella natura, costruite in modo sostenibile e fondendosi perfettamente con il contesto sardo. Vengono usati legno di castagno, bamboo e tessuti rigorosamente in fibra naturale, con toni neutri ed eleganti. Tutti gli affacci sono studiati per connettere la vista con il mare e con il verde circostante, per un effetto scenico di lusso e raffinatezza unici.

L’eleganza e il tocco dell’architetto l’hanno reso molto famoso nel mondo, ma parallelamente Thun non ha mai smesso di progettare anche nel campo del design di prodotto. Una lista infinita di realizzazioni che ancora oggi non smettono di entusiasmare. Moltissime le lampade prodotte con iGuzzini, Artemide, Belux, Zumtobel e Panzeri, come Firefly in the Sky (2019) e Sconfine Sfera (2006), le nostre preferite.

Linee pure e minimaliste, eleganza e legame con la natura, con queste premesse non potevano che essere un successo il tavolo Light (2009) per Riva 1920 e il letto Twine (2011) per Horm. Due progetti che non possiamo non apprezzare e desiderare.

Infine vogliamo citare una delle sue realizzazioni più recenti e che ci ha fatto innamorare a prima vista: Rito (2020) per Desirée è una poltrona lounge fa parte di una collezione di arredi disegnati con Antonio Rodriguez, ma è indiscutibilmente la protagonista della serie con la sua struttura in tubo metallico superleggero e una seduta imbottita che sembra fluttuare nel nulla.

Ribadiamo che non è davvero possibile riportare qui ora tutte le sue opere, ma rimaniamo con la speranza che il nostro racconto abbia raccolto il concept e il linguaggio che Matteo Thun riporta in ogni sua realizzazione, sia essa architettura o design, ispirando giovani professionisti ogni giorno.

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