Inquinamento indoor: cause esterne

Inquinamento indoor: cause esterne

Ndesign x l’ecologia: scopriamo cosa inquina la nostra casa e come intervenire (parte 3).

La rubrica sull’inquinamento indoor prosegue con il terzo articolo dedicato a questo importantissimo argomento e uniamo due dei cinque punti che stiamo vedendo in queste settimane:

  1. L’isolamento della casa e i rivestimenti tossici
  2. Abitudini inquinanti (impianti a gas, fumo di tabacco, uso di prodotti chimici)
  3. L’inquinamento esterno (anche sonoro)
  4. L’inquinamento di origine terrestre (gas radon)
  5. Campi elettromagnetici

Il punto 3 e il punto 4, infatti, possono essere unificati perché sono tutte cause esterne all’abitazione, ma che incidono in maniera significativa sugli interni. È vero, anche il punto 5 potrebbe essere in questa categoria, ma è meglio approfondirlo separatamente dato l’aumento incessante di tecnologia all’interno delle case.

Andiamo con ordine, partendo dagli inquinanti atmosferici outdoor, ovvero ossidi di azoto (Nox), biossido di zolfo (SO2), ozono (O3), monossido di carbonio (CO), idrocarburi (HC) e particolato (PM) con particelle di diverse dimensioni. Nelle aree urbane, tali inquinanti sono emessi principalmente dai veicoli a motore, ma vi sono contributi non indifferenti anche da centrali elettriche, camini e cucine residenziali, caldaie industriali, inceneritori, impianti petrolchimici, traffico aereo e tanto altro. Questo ormai lo sappiamo bene, siamo circondati da inquinamento, nonostante i divieti normativi e i massimali per i livelli di inquinamento. Gli effetti sul nostro corpo li vediamo tutti i giorni, nel breve periodo si possono vedere casi di asma, mal di testa, spossatezza, fatica a concentrarsi, ma a lungo andare le malattie diventano molto più gravi, sviluppandosi anche in patologie respiratorie e cancro. Alcuni consigli per contrastare gli effetti dell’inquinamento nelle nostre case (e uffici!) li abbiamo visti nel primo capitolo di questa rubrica, ma ripetiamo ancora l’importanza di arieggiare spesso gli spazi in cui soggiorniamo a lungo e, possibilmente, di procurarsi depuratori d’aria e ionizzatori.

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, però, vi fa parte anche l’inquinamento acustico, quest’ultimo meno famoso, ma non meno pericoloso. Specialmente nelle grandi città, il suono diventa rumore a livelli intollerabili e questo causa danni fisici e psichici sull’uomo, è infatti impossibile adattarsi a situazioni rumorose, contrariamente a ciò che si pensa comunemente. Le connessioni dirette che l’organo uditivo ha con il sistema nervoso rendono valide le motivazioni per cui lo stress acustico provoca più malattie dello stesso inquinamento generale. Non si tratta solo dell’abbassamento dell’udito con relative patologie, ma le alterazioni creano stress, modificazioni delle ghiandole e ipertensione con conseguente debilitazione del corpo. Nei casi più gravi, soprattutto quando l’esposizione è prolungata, oltre ad un ronzio incessante e ad un senso di stordimento, i danni coinvolgono anche l’apparato gastrointestinale, le funzioni visive e quelle psichiche. Ma quali sono questi rumori così pericolosi? Possono provenire da fonti di natura profondamente differente: i clacson, il rumore degli pneumatici a contatto con l’asfalto, le rotaie del tram, il rombo dei motori, il transito ferroviario, gli aerei, i rumori derivanti da attività industriali, artigianali ed edili, i fenomeni meteorologici, la musica per strada e nei locali, gli annunci agli altoparlanti, le persone che urlano, la vita domestica, e così via. Una lista infinita che, tutta insieme, diventa un rumore incessante nella quotidianità. Che te ne pare? Ti sembra salubre? Come puoi proteggerti da tutto ciò? Ecco alcuni consigli e accorgimenti che potrebbero aiutarti:

  • Utilizza materiali porosi che migliorano la fonoassorbenza in casa o in ufficio, come parquet di legno, sughero e tappezzerie naturali. Hai mai notato quanto rimbomba uno spazio fatto di marmo?
  • Inserisci molti elementi tessili: cuscini, tende, imbottiture, ecc. Anche questi aumentano l’effetto fonoassorbente.
  • Installa doppi vetri sulle finestre, specialmente se la tua casa ha gravi problemi di insonorizzazione.
  • Cambia le porte in modo che siano isolanti, di legno pieno e con ottime guarnizioni.
  • Utilizza supporti antivibranti per gli elettrodomestici più rumorosi, come la lavatrice. Inoltre cerca di posizionare questi ultimi in stanze lontane dalle camere.
  • Crea zone verdi sul balcone con folte siepi e arbusti sempreverdi, questi riducono notevolmente i rumori.

Se tutto questo non dovesse bastare e vivi in una città molto rumorosa, organizza quanto possibile gite nei boschi e lascia che il tuo udito venga disturbato solo dal cinguettio degli uccelli.

Arriviamo all’ultimo punto di oggi, forse il più sconosciuto: l’inquinamento del sottosuolo, ovvero il gas radon. Questo gas radioattivo è di origine naturale e si forma nel terreno per il decadimento radioattivo dell’uranio presente nelle rocce. Risale dalle fondamenta e penetra attraverso muri e pavimenti, mescolandosi all’aria che respiriamo e arrivando a causare il cancro ai polmoni in moltissimi casi. Tendenzialmente si concentra nelle cantine e nei piani bassi degli edifici, soprattutto se il ricambio d’aria è scarso ed è molto più probabile imbattersi in questo problema se si costruisce su terreni a rischio, ovvero particolarmente radioattivi e/o vulcanici, con presenza di tufo e granito o se ci si trova su una faglia, ovvero una frattura della crosta terrestre. Ma come scoprire se si ha il radon in casa? Essendo inodore e non rilasciando nessuna manifestazione visiva, l’unico modo per proteggersi è monitorare il livello della sua dispersione nell’ambiente, utilizzando dispositivi in grado di misurare la quantità di radioattività nell’aria. Non si tratta necessariamente di dispositivi costosi, ma ci si può anche rivolgere ad aziende specifiche del settore che vengano a monitorare la situazione. Essendo un gas molto pericoloso, negli Stati Uniti sono stati lanciati molti allarmi e qui in Europa sono stati presi accorgimenti con una normativa che fissa una soglia massima di saturazione del gas oltre la quale gli Stati Membri dell’UE sono obbligati a prendere provvedimenti immediati. In Italia, tuttavia, la normativa non è ancora stata messa in vigore, nonostante l’Istituto Superiore della Sanità spinga per una maggiore attenzione al problema, e la mancanza di questa legge lascia il Paese totalmente impreparato alla gestione di questa sostanza.

Come sempre, noi di Ndesign non vogliamo creare allarmismi, ma speriamo che la conoscenza di queste problematiche possa aiutare ad evitare gravi problemi futuri e ad intervenire ora, prima che sia troppo tardi.

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