Inquinamento indoor: isolamento e rivestimenti tossici

Inquinamento indoor: isolamento e rivestimenti tossici

Ndesign x l’ecologia: scopriamo cosa inquina la nostra casa e come intervenire (parte 1).

Ancora prima della pandemia, ogni giorno sempre più sentiamo parlare di ciò che ci fa male nel cibo che mangiamo o dell’emergenza rifiuti, della crisi climatica e del fatto che bisogna abbandonare i combustibili fossili. Tutti argomenti importantissimi e che ci auguriamo diventino ancora più presenti nella consapevolezza sociale, ma c’è una tematica del benessere che viene spesso sottovalutata o è addirittura sconosciuta ai più: l’inquinamento domestico. Ci sentiamo al sicuro dentro le nostre case, con le finestre barricate dallo smog esterno, ma lo siamo davvero?

Non vogliamo creare del terrorismo psicologico, specialmente in questo periodo già difficile per tutti, ma è fondamentale cominciare a parlare di questa problematica per cominciare anche nel nostro piccolo a risolverla.

L’inquinamento dell’aria interna è famoso nel mondo come “Indoor Air Pollution” e può essere causato da tutta una serie di fattori differenti che cominciamo con questo primo articolo a conoscere meglio.

  1. L’isolamento della casa e i rivestimenti tossici
  2. Abitudini inquinanti (impianti a gas, fumo di tabacco, uso di prodotti chimici)
  3. L’inquinamento esterno (anche sonoro)
  4. L’inquinamento di origine terrestre (gas radon)
  5. Campi elettromagnetici

Approfondiamo oggi il primo punto, partendo col dire che la casa è considerata la terza pelle dell’uomo e deve poter respirare in tutta la sua struttura. Erroneamente si pensa che il ricambio d’aria avvenga solo attraverso le porte e le finestre, ma la verità è che la casa dovrebbe ventilarsi naturalmente anche attraverso i muri, i pavimenti e il tetto. Ci spieghiamo meglio: nel passato le case venivano costruite con materiali porosi e c’era un ottimo scambio d’aria pulita tra interno ed esterno, ma oggi, la necessità di risparmiare termicamente, ha portato ad isolanti sintetici che riempiono le intercapedini dei muri, a tetti impermeabilizzati con catrame o altre sostanze, a finestre con guarnizioni e doppi vetri, e anche a pareti perfettamente sigillate con vernici e resine polimeriche. Tutto ciò, com’è facilmente intuibile, non permette un ricambio d’aria e quindi tutte le particelle inquinanti tendono a ristagnare all’interno dell’abitazione.

Cosa sono queste particelle inquinanti e da dove vengono? Tendenzialmente sono sostanze chimiche che vengono utilizzate durante le fasi di costruzione dell’edificio. Un esempio sono le sostanze di sintesi che vengono aggiunte ai cementi e alle calci per farle indurire più velocemente, oppure gli agglomerati espansi che si iniettano nelle intercapedini, o anche le colle per sottofondi. Queste sostanze si trasformano in esalazioni nocive che raggiungono i nostri polmoni e portano alla formazione di patologie croniche dell’apparato respiratorio, della cute e delle mucose, oltre che la causa di quella che viene definita dagli esperti “sindrome dell’edificio malato” o “sick-building syndrome” (SBS). Di cosa si tratta? È una situazione caratterizzata da sintomi di malessere generale dichiarata dalla maggior parte degli occupanti di uno stesso edificio e che scompare dopo l’allontanamento dall’edificio “malato”.

Più o meno tutti conoscono i danni provocati dall’amianto, scoperti troppo tardi, e la lunga battaglia che c’è stata per abolirne l’uso nell’edilizia, ma è importante sapere che esistono altre sostanze, ancora oggi non -o non abbastanza- regolamentate. Ne è esempio la formaldeide che si libera nell’aria sotto forma di gas molto lentamente e per molti anni, provocando rischi cancerogeni oltre ad irritazioni alla gola e alle prime vie respiratorie. A basse dosi il pericolo è ridotto, ma qual è l’esatta quantità assorbita ogni giorno visto che è presente in moltissimi prodotti con cui veniamo in contatto quotidianamente? La si ritrova negli isolanti termici, nelle resine sintetiche, nelle vernici e nelle colle, nei detersivi, nei prodotti cosmetici, negli arredi, nelle stampanti e nelle fotocopiatrici, ma anche in tanto materiale di cancelleria e didattico.

Nelle vernici per imbiancare ci sono molte componenti nocive e neanche ne siamo a conoscenza: l’appena citata formaldeide al primo posto, solventi cancerogeni (acetone, butanolo, metanolo, e altri), oltre a metalli pesanti come cadmio e cromo. Fino a pochi anni fa si usava il piombo come ossido, oggi severamente limitato dalla legge. Quando la vernice si asciuga, le sostanze all’interno evaporano andando ad emettere nell’aria composti organici volatili (VOC) che, come già detto, ci fanno ammalare lievemente nel migliore dei casi.

Ora che ti abbiamo spaventato/a abbastanza, come puoi intervenire? Abbiamo tre casi principali: nuova costruzione, acquisto con ristrutturazione, oppure piccoli accorgimenti nella casa in cui viviamo. Nel primo caso c’è un margine più ampio di intervento per evitare di inquinare i nostri interni, oggi infatti la legge impone certi livelli di sostenibilità che vanno rispettati. Le case possono essere in legno o in paglia (ma super tecnologiche!) o anche in calcestruzzo, ma di sicuro saranno case nZEB. Non sai cosa voglia dire? Ti consigliamo questo nostro articolo: casa a zero consumi.

Nel secondo caso, trattandosi di una ristrutturazione, è possibile eliminare la precedente vernice a parete e le colle dei pavimenti per sostituire tutto con materiali ecologici e parquet a terra. Sulle pareti esistono oggi una serie di trattamenti che garantiscono la derivazione naturale dei componenti, come la calce naturale. Quest’ultima non emana odori forti come le classiche vernici commerciali, evita le muffe e fa traspirare il muro. Si parte dal colore bianco, ma si possono mischiare dei pigmenti naturali per ottenere moltissime sfumature di colore. Per i pavimenti sappiamo bene che a volte il parquet non ha prezzi molto abbordabili, ma conosciamo soluzioni ecologiche che possono essere anche alla portata di tutti. Ne sono esempio i pavimenti in sughero e in bamboo, di cui abbiamo parlato approfonditamente negli articoli a loro dedicati.

Cosa fare, però, quando non si ha la possibilità di ristrutturare e non si è certi di vivere in un ambiente totalmente salubre? I consigli, in questo caso, si orientano verso i modi di abitare:

  • non fumare all’interno.
  • arieggiare spesso: d’inverno si possono aprire le finestre per pochi minuti, ma ad intervalli frequenti, mentre d’estate è bene che le finestre rimangano aperte il più possibile.
  • eliminare spesso la polvere che è carica di ioni positivi e di particelle inquinanti.
  • acquistare depuratori d’aria e ionizzatori.

Ndesign è sempre più vicino al tema degli interni ecologici e ci stiamo impegnando ogni giorno per scoprire nuove alternative sostenibili ai materiali fino ad oggi proposti. Scrivici o chiamaci, troveremo il modo di aiutarti a rendere la tua casa più pulita!

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