Peter Zumthor

Peter Zumthor

L’architettura ha un proprio corpo perchè è in esso che c’è la vita”

Peter Zumthor, nato a Basilea nel 1943 e figlio di un mobiliere, si è formato come falegname alla Kunstgewerbeschule di Basilea e, successivamente, alla facoltà di architettura e design del Pratt Institute di New York. Dal 1979, ha aperto il suo studio a Haldestein, in Svizzera. Zumthor ha sempre basato i suoi progetti su una forte relazione tra luogo ed architettura, sull’importanza data alle qualità percettive dei materiali costruttivi e in un atteggiamento, si direbbe, di empatia nei confronti dei suoi edifici. Ha, infatti, una rara capacità di studiare i dettagli con una sensibilità unica nel suo genere e si pone sempre al progetto con un sofisticato approccio teorico e filosofico.

Tra i primi progetti di Zumthor troviamo la Cappella di San Benedetto (1985-1988) a Sumvitg, in Svizzera che l’ha reso famoso già a livello internazionale. Realizzata su un sito fortemente acclive e a sostituzione della precedente cappella distrutta da una valanga, Zumthor progetta una struttura cilindrica a base ellissoidale appuntita e utilizza il legno per la struttura portante e il rivestimento. Questo materiale è protagonista anche nello spazio interno, conformato con una soluzione a lisca di pesce tipica delle tecniche nautiche. L’atmosfera è carica di sacralità e misticismo con un forte legame alla storia e al paesaggio.

Più o meno negli stessi anni l’architetto è impegnato in un progetto che egli stesso definisce “una storia d’amore tra la pietra e l’acqua “: le Terme di Vals (1986-1996), anch’esse in Svizzera. Zumthor decide letteralmente di incastonare la nuova costruzione nella montagna per creare una totale integrazione fra tre elementi essenziali: la roccia, la luce e l’acqua. Lavorando per riduzione e semplificazione, ha cercato e realizzato una relazione con i materiali e la natura del luogo, utilizzando infatti lo gneiss di Vals, una quarzite locale di colore grigio con venature dai riflessi grigio verdi. Questo, combinato con l’acqua a diverse temperature (piscina interna 32 °C, piscina esterna a partire da 30 °C fino a 36 °C) e la luce del sole, crea un effetto diverso a seconda del momento della giornata, rendendo il luogo fortemente emozionale e sensuale. Bagni di petali di fiori, grotta del suono, piscina fredda e calda, bagni di vapore e sorgente di acqua ferruginosa si susseguono tra le pareti in pietra, l’elemento che ha reso la struttura il primo edificio della Svizzera posto sotto tutela monumentale.

Dalla metà degli anni Novanta, Zumthor intensifica il lavoro all’estero. In Austria, costruisce la Kunsthaus di Bregenz (1989-1997), il cubo in vetro e cemento affacciato sul Lago di Costanza che ospita un museo d’arte. Il vetro è l’elemento centrale, infatti per la facciata sono state impiegate lastre di vetro acidato per consentire il progetto di illuminazione dell’edificio. Sviluppato su quattro piani, l’edificio, con la stratificazione del suo involucro, è costituito da superfici riflettenti sovrapposte. In questo modo, riesce ad assorbire al suo interno la luce, riflettendola e creando giochi luminosi diversi a seconda dei differenti angoli di visione.

Subito dopo si sposta ad Hannover per costruire il Padiglione della Svizzera (1997-2000) all’Expo. L’intuizione progettuale trae origine da una immagine semplice, ma efficace di accatastamento delle assi di legno in un qualsiasi deposito o magazzino di falegnameria o carpenteria. Il riferimento è chiaramente legato al suo apprendistato da ebanista nel laboratorio del padre. Il legno è il protagonista anche in questo progetto, infatti il padiglione è formato da ben 45000 assi di legno non stagionato, assemblate senza uso di collanti. Le pareti, alte 9 metri, suddividono lo spazio interno secondo una logica labirintica e complessa, mentre i soffitti costituiti da travi di larice poggiano su travi verticali di pino scozzese. Le assi sono mantenute ferme da cavi d’acciaio collegati a tiranti a molla, dallo stile minimal ed elegante. Luce, vento e pioggia sono lasciati liberi di penetrare all’interno del padiglione espositivo in modo da rendere vivo il legno che segue il ritmo e la mutevolezza del tempo. L’odore e il rumore del legno in stagionatura sono tipici della cultura tradizionale svizzera, offrendo quindi al visitatore un’esperienza sensoriale data dall’olfatto e dall’udito, oltre che dalla vista.

Nel frattempo, l’architetto vince un importante concorso di architettura per la costruzione di una nuova sede del Museo Kolumba (2001-2007) di Colonia, in Germania, ancora distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Combinando nove volumi, tra cui costruzioni medievali, la Chiesa di Santa Colomba da cui il museo prende il nome e una nuova cappella realizzata negli anni Cinquanta, Zumthor è riuscito a costruire un edificio contemporaneo che rimanda in modo sottile alla morfologia degli edifici della vecchia città di Colonia, ovvero case mercantili strette e alte, creando così un dialogo tra architettura preesistente e nuova. Le sedici sale espositive del Kolumba, che occupano una superficie complessiva di 1750 metri quadrati, sono in gran parte concepite come spazi intimi, quasi domestici, tenuti in penombra e con i pavimenti in cemento lucidato pensati per esaltare le opere esposte.

Tra le opere più recenti dell’architetto, troviamo un piccolo allestimento temporaneo che ha progettato con Piet Oudolf, ovvero il Serpentine Gallery Pavilion (2011) all’interno dei giardini di Kensignton a Londra. Lo scopo della Serpentine Gallery è quello di accogliere eventi musicali, spettacoli di teatro ma anche una caffetteria. Un parallelepipedo nero, piuttosto misterioso all’esterno, dentro nasconde un piccolo affascinante giardino, al centro di un patio, protetto da una copertura a quattro spioventi introversi a formare un recinto. Un ambiente scuro e illuminato solo da una luce fioca e indiretta, da esplorare attraverso sei piccoli sentieri curvilinei, che richiamano a una serpentina. Lo scopo di questa costruzione è rappresentare il rapporto duale tra edificio e natura, in questo caso racchiusa in uno spazio chiuso e rigoroso. Un luogo di meditazione e riflessione senza tempo.

Zumthor è anche professore universitario, scrittore e teorico. Famoso è indubbiamente il suo libro “Pensare Architettura” che ha inspirato varie volte anche noi di Ndesign. Infine è importante elencare i vari riconoscimenti internazionali che l’architetto ha vinto nell’arco della sua carriera, partendo dal Carlsberg Architecture Prize nel 1998, il Mies van der Rohe Award for European Architecture in 1999, il Praemium Imperiale in 2008, il Pritzker Prize nel 2008 e la RIBA Royal Gold Medal nel 2009.

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