ArchiTravel – Vico Magistretti a Milano

ArchiTravel – Vico Magistretti a Milano

Ottavo capitolo di una guida per architetti e designers che non vogliono perdere l’occasione di visitare le migliori architetture nel mondo.

La zona rossa ci sta buttando giù mentalmente e viaggiare ci manca tantissimo, ma non vogliamo arrenderci e continueremo a proporre itinerari di architettura che potrai seguire non appena sarà possibile. Ritorniamo a Milano, questa volta, per conoscere un altro degli architetti che qui hanno fatto la storia: Ludovico Magistretti, detto Vico. Architetto, urbanista, docente e designer, fu tra i protagonisti negli anni ’60 del Design Italiano.

Partiamo dalla stazione metropolitana QT8 perchè, appena risaliamo le scale, troviamo la Chiesa di Santa Maria Nascente (1953-1955). Nel 1946 viene bandito il concorso per la costruzione della chiesa del quartiere, a pianta libera che vincono gli architetti Vico Magistretti e Mario Tedeschi. Il porticato esterno ha una forma poligonale a sedici lati, corrispondenti alle campate della struttura a scheletro in calcestruzzo, che, lasciata a vista, dà ritmo alla facciata inquadrando le pareti cieche trattate ad intonaco. La struttura interna, invece, è un cerchio che si interseca con la sagrestia (di forma irregolare). A completare il complesso, c’è un battistero, anch’esso a base circolare e distanziato dal corpo della chiesa. Gli interni sono in laterizio e legno di noce che si contrastano, ma la suggestione maggiore è data dalla fascia continua di vetrata che crea una luce diffusa e dà l’impressione che il tetto sia staccato dai pilastri.

Prendiamo la metropolitana fino a Conciliazione (linea rossa) e poi raggiungiamo a piedi Via Revere, 2/4, praticamente in faccia alla Triennale di Milano. Qui ci troviamo di fronte alla rinomata Torre al Parco (1953-1956), progettata con Franco Longoni. L’edificio permette un alto grado di flessibilità distributiva grazie ad una struttura portante in calcestruzzo armato posta su una griglia regolare. Con tre piani interrati per i parcheggi e venti fuori terra, la volumetria data a disposizione del Comune permette all’architetto di costruire una torre alta, ma senza occupare gran parte del lotto, il quale sarà lasciato al verde. Il piano terra è destinato ad uffici, mentre il resto della torre è dedicato ad appartamenti di sei e nove locali per ogni piano, ottenendo una forma ad “L” con due bracci perpendicolari e al cui incrocio si trova la scala elicoidale. Le zone giorno sono proiettate su terrazze e verande panoramiche di diverse dimensioni, che definiscono l’evoluzione asimmetrica dei prospetti data dai pieni e dai vuoti. Il giardino è ben visibile dall’atrio, studiato con una parete interamente in cristallo di sicurezza, mentre le altre pareti sono rivestite da una raffinata boiserie in faggio e un pavimento con lastre di serizzo grigio. Le facciate esterne, invece, dovevano essere sulle tonalità rosse e brune scure, ma la committenza era preoccupata che una simile scelta cromatica potesse scoraggiare la borghesia medio-alta all’acquisto, decidendo quindi per una facciata grigia comune.

Prendendo il tram numero 10, arriviamo in Piazzale Aquileia, 8 dove si staglia il Complesso per abitazioni (1962-1964) di Magistretti. Composto da due diversi edifici affacciati su un giardino interno, un blocco in linea è rivolto alla città, segnato dalla ripetizione geometrica in facciata di profonde balconate continue, l’altro è una torre che raggiunge i trenta metri fuori terra ma che rimane invisibile dalla strada. Quest’ultima presenta un volume frastagliato dato dai numerosi balconi dal forte aggetto che in planimetria è il risultato della combinazione di una serie di quadrati più o meno regolari, addensati attorno al fulcro del volume cilindrico del corpo scale. L’estrema articolazione del blocco a torre consente una notevole flessibilità anche verticale: i nove piani presentano diverse alternative nel taglio degli alloggi, da sei piccoli appartamenti, a tre alloggi di un piano completo, sino a due duplex. Sia la torre, sia l’edificio sul piazzale hanno facciate in cemento a vista, in cui s’inseriscono fasce intonacate di grigio o marrone. Atrio, pianerottoli e gradini sono realizzati in pietra d’Aurisina; i cassonetti degli avvolgibili, invece, sono in rame e i serramenti in legno laccato rosso.

Con la metro M2 (linea verde) andiamo da S. Agostino a Famagosta per poi raggiungere a piedi il Deposito ATM (1989-1999) in Via S. Paolino, 7. Il deposito si colloca in un’area periferica disgregata, immediatamente a ridosso dei grandi svincoli di innesto delle arterie autostradali e svolge funzioni diverse, da autorimessa dei treni ad officina per la manutenzione. È un progetto da considerarsi punto di arrivo della ricerca iniziata negli anni settanta sull’uso dei prefabbricati in campo edilizio. Magistretti, infatti, costruisce una struttura a pilastri e travi prefabbricate, mentre i tamponamenti sono composti da grandi pannelli con paramento in mattoni a vista secondo diverse trame, configurando lunghe pareti cieche e dal notevole effetto formale. Funzionali all’illuminazione interna, i lucernari “shed” da 8,5×8,5 metri sono il gesto progettuale che dà valore espressivo al complesso.

Riprendiamo la linea verde in senso inverso e ritorniamo verso il centro città, questa volta alla fermata Lanza, nelle cui vicinanze si trova la Casa in Piazza San Marco (1969-1971), al civico 1. L’edificio occupa un intero isolato ed è sviluppato su cinque piani fuori terra. Organizza le destinazioni d’uso sui vari piani e questa divisione è già leggibile in facciata grazie al diverso trattamento delle aperture: il piano terra, quasi interamente porticato, dà accesso ai negozi; il livello superiore ospita uffici illuminati da bucature binate, distribuite con un serrato ritmo geometrico; gli ultimi tre piani sono destinati agli appartamenti, in funzione dei quali i prospetti subiscono un svuotamento verso l’alto, che culmina con una serie di logge, dal caratteristico motivo a croce, poste a servizio dei soggiorni.

Da Cairoli (linea rossa) scendiamo a San Babila e in Corso Europa, 22 troviamo un Edificio per uffici (1955-1957) riconoscibile grazie al curtain wall che abbandona la sua classica declinazione di facciata interamente vetrata per consentire il massimo sfruttamento del prospetto attraverso l’inserimento di tramezzi divisori anche a cavallo delle diverse finestre. L’alternanza ritmica degli elementi del serramento definisce in facciata una fascia verticale continua, la cui linearità è assicurata anche dalla assoluta complanarità dei serramenti con la facciata stessa. In questo modo la superficie bidimensionale del fronte viene trasformata in un elegante e rigoroso disegno.

Con il tram o con il bus, ci spostiamo ora alla Facoltà di Biologia dell’Università Degli Studi Di Milano (1979-1981) in Via Giovanni Celoria, 26, progettata da Magistretti con Francesco Soro, vincitori del bando di concorso. Composta da tre edifici a torre destinati agli spazi della ricerca (laboratori e dipartimenti) e da un corpo a pianta semicircolare, più basso, che accoglie le quattro aule per la didattica, la Facoltà di Biologia si riconosce grazie ai prospetti con i pilastri in cemento armato dipinti di un rosso vivace. La struttura è formata inoltre da pannelli di chiusura prefabbricati, arricchiti da inserti in ceramica bianca e, per la porzione centrale delle torri, da tondi verniciati in color oro. Dal terzo piano di ciascuna torre, le dimensioni in altezza delle tamponature aumentano, rendendo la facciata dinamica e aumentandone la verticalità.

Prendiamo il bus e usciamo nuovamente dal centro di Milano per raggiungere il Quartiere San Felice (1967-1975), lungo Via Rivoltana. Qui vediamo Vico Magistretti lavorare in collaborazione con un altro architetto di spicco del dopoguerra, ovvero Luigi Caccia Dominioni. In questo progetto i temi principali sono quelli del verde e della bassa densità, essendoci la volontà di conferire un carattere di esclusività medio-borghese all’intero complesso, integrando quindi alti standard qualitativi di carattere urbano a vantaggi tipici di un ambiente naturale. Ispirandosi alla tradizione della città-giardino, gli architetti hanno lavorato su un’area enorme, includendovi un lago, un centro sportivo con dieci campi da tennis, una piscina e un campo da golf, oltre ad un grande centro commerciale. Per l’uso abitativo si sono sviluppate dieci torri cruciformi, in posizione baricentrica rispetto al reso del quartiere, che con il loro rivestimento scarno e caratterizzato da compatti balconi dal forte aggetto, ricordano l’edificio di piazzale Aquileia.

L’itinerario principale potrebbe finire qui, ma, se non vuoi farti mancare proprio nulla, possiamo raggiungere il Municipio di Cusano Milanino (1966-1969) in Piazza Martiri di Tienanmen, 1. Il ruolo centrale è svolto dallo spazio destinato alla sala consiliare, concepita come agorà e direttamente accessibile dalla piazza pavimentata in porfido che raccorda l’edificio con il contesto urbano circostante. Riconoscibile all’esterno da un volume emergente triangolare che poggia su un basamento in cui sono ospitati gli ambienti aperti al pubblico, la sala ha una pianta quadrata con gradinate disposte a L, in continuità spaziale con la hall che può fungerle da estensione in caso di affollamento.

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